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Biografia professionale

Perché faccio questo lavoro

Sono Mattia Cusani, giurista d’impresa. Mi occupo di orientamento aziendale, supporto documentale e rappresentanza associativa. Per raccontare il mio lavoro voglio partire dalle persone che ho incontrato e dalle scelte che mi sono trovato ad affrontare.

Fare impresa mi ha insegnato che dietro una questione giuridica ci sono spesso anni di lavoro, risparmi investiti e qualcuno che aspetta di sapere come andare avanti. È una cosa che cerco di non dimenticare quando ascolto una richiesta.

Mattia Cusani nell'azienda agricola
Una parte del mio lavoro resta qui, nella filiera agricola.

Le regole e la vita delle imprese

Il mio interesse per il diritto si è intrecciato con l’esperienza nell’impresa. Nella filiera della canapa ho conosciuto da vicino il peso dell’incertezza: una diversa interpretazione può cambiare le condizioni in cui un’azienda produce, vende o decide di investire.

È anche da lì che viene il bisogno di capire le regole a fondo. Leggere una norma è necessario, ma poi bisogna chiedersi che cosa comporta per chi dovrà applicarla. Quanto tempo ha a disposizione? Quali costi può sostenere? Che cosa resta incerto?

Quando preparo un fascicolo o raccolgo informazioni per una scelta aziendale, cerco di tenere insieme questi due piani. Il mio contributo è organizzare ciò che sappiamo e ciò che dobbiamo chiedere ai professionisti incaricati, senza sostituirmi al loro giudizio.

Il legame con la Sila

Una parte importante del mio percorso è legata alla Calabria e alla Sila, dove si è sviluppato il progetto agricolo Jure Farm. Per me quel legame non è una voce da mettere in una presentazione: riguarda il lavoro quotidiano, le persone con cui lo condivido e la scelta di continuare a costruire anche lì.

L’agricoltura costringe a fare i conti con tempi e condizioni che non dipendono soltanto da noi. E fare impresa significa assumersi le conseguenze delle proprie decisioni, anche quando le informazioni sono incomplete. Questa esperienza accompagna il mio lavoro di consulenza: so quanto possa essere poco utile una risposta corretta sulla carta ma impossibile da mettere in pratica.

Il progetto Jure Farm e la sua squadra

Ascoltare prima di rappresentare

Sono presidente di Canapa Sativa Italia. Il lavoro associativo mi mette a contatto con agricoltori, imprenditori e professionisti che vivono gli stessi cambiamenti da punti di vista diversi. Le esigenze non coincidono sempre, e non avrebbe senso fingere il contrario.

La parte a cui tengo di più è riuscire a far lavorare insieme persone che, da sole, avrebbero meno possibilità di essere ascoltate. Serve pazienza: capire una difficoltà prima di rispondere, discutere anche quando non siamo d’accordo, riconoscere le competenze che ci mancano.

Rappresentare un’associazione comporta inoltre una responsabilità diversa dal seguire un singolo incarico. Bisogna distinguere l’interesse di una persona da ciò che si può sostenere per una filiera, senza perdere di vista né l’uno né l’altro.

Identità e organi di Canapa Sativa Italia

Il confronto con le istituzioni

Credo nel confronto con le istituzioni anche quando una decisione va contestata. Per me significa leggere gli atti, verificare gli argomenti e assumersi la responsabilità di ciò che si sostiene. L’indignazione può spiegare perché un problema ci sta a cuore; da sola, però, non basta a farlo affrontare.

Ci sono tracce pubbliche di questo lavoro: l’audizione al Senato del 23 ottobre 2024 e il richiamo a un mio documento nel resoconto del 23 giugno 2026. Mi interessa renderle consultabili perché chi legge possa conoscere gli argomenti e il contesto in cui sono stati presentati.

La petizione n. 1144/2024, che ho presentato al Parlamento europeo per conto di Canapa Sativa Italia, appartiene a questo lavoro. Sottopone alle istituzioni europee questioni sulla disciplina italiana della canapa e sul rapporto con il diritto dell’Unione. È un’iniziativa documentata, non un risultato giudiziario da rivendicare.

La canapa occupa uno spazio importante nella mia storia. Non la nascondo e non la considero l’unico ambito del mio lavoro. Mi ha fatto incontrare questioni che riguardano molte imprese: la possibilità di programmare, il rapporto con le amministrazioni e la necessità di regole comprensibili.

Le domande che mi faccio

Non sempre il problema è esattamente quello con cui comincia una conversazione. Una difficoltà commerciale può dipendere da un accordo poco chiaro; un contrasto tra persone può nascondere responsabilità mai definite. Prima di cercare una soluzione, provo a capire se stiamo facendo la domanda giusta.

Non mi interessa dare un’impressione di sicurezza quando mancano gli elementi per averla. Preferisco dire che cosa va verificato e coinvolgere chi conosce meglio un aspetto del problema. Se emergono fatti nuovi, anche l’impostazione deve poter cambiare.

Mi importa che chi si rivolge a me possa parlare apertamente di una difficoltà e capire che cosa possiamo fare, con quali limiti. È questo il rapporto che cerco di costruire: abbastanza serio da affrontare i problemi, abbastanza umano da non dimenticare chi li sta vivendo.

Per approfondire

Qui trovi le realtà di cui ho parlato e il documento pubblico citato in questa pagina.

Se vuoi parlarmi di una situazione

Puoi scrivermi spiegando che cosa stai affrontando e di quale aiuto hai bisogno. Non occorre avere già messo tutto a fuoco.